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05/06/2009 - N.

CONSUMI: IN ROMAGNA PESCHE SPAGNOLE SPACCIATE PER ITALIANE



Un ricorso all’Autorità garante della Concorrenza e del Mercato contro una pubblicità ingannevole che danneggia consumatori e produttori italiani di pesche. E’ quanto farà Coldiretti contro la pubblicità di una grande catena di distribuzione che dalle pagine di giornali a larga diffusione e sui propri depliants promuove a 1 euro al chilogrammo  “pesche gialle italiane”, che italiane non sono. Il caso è scoppiato domenica 31 maggio, quando sulla pagina del Resto del Carlino compare la pubblicità Conad di una offerta dall’1 al 30 giugno di pesche gialle dichiarate “italiane” ad un prezzo di sicuro richiamo. Incuriositi dal fattore economico e ancor più dalla dichiarazioni di italianità di un prodotto che da noi arriva in produzione a metà giugno, alcuni produttori di Coldiretti sono andati a verificare in alcuni supermercati, constatato che di corretto c’era solo il prezzo, mentre per il resto si trattava di pesche spagnole e per di più di dubbia qualità.
“Non siamo contrari a priori alle produzioni che arrivano da altri Paesi – afferma il presidente di Coldiretti Ravenna, Massimiliano Pederzoli – non tolleriamo però che importanti catene della grande distribuzione organizzata predispongano una campagna pubblicitaria spacciando per italiane pesche di importazione”.
Si tratta – sostiene Coldiretti – di un inganno verso i consumatori e di un danno per i produttori italiani in generale e romagnoli in particolare, perché, in anticipo sulla loro stagione, vengono immesse sul mercato produzioni di dubbia qualità, che rischiano di disaffezionare i cittadini al consumo di pesche.
E’ anche per vicende come questa – rileva ancora Coldiretti – che le pesche, uno dei prodotti simbolo della Romagna e della sua Riviera, con il riconoscimento dall’Unione europea dell’Igp (indicazione geografica protetta), rischiano di scomparire dalle nostre campagne. Secondo le elaborazioni Coldiretti su dati Istat, tra il 2000 e il 2008, in Emilia Romagna la coltivazione di pesche è diminuita di 4.700 ettari passando da 16.000 a 11.300 ettari, con un calo del 30%. Il calo più vistoso – sottolinea Coldiretti – si è avuto in provincia di Forli-Cesena dove ci sono 2.100 ettari in meno (–33%), seguita da Ravenna con 1.180 ettari in meno (–22%) e da Rimini con 112 ettari in meno (–32%).
“Come è possibile – afferma Pederzoli – pretendere che gli agricoltori italiani lavorino, investano, certifichino e garantiscano la qualità delle loro produzioni ortofrutticole quando a qualcuno è permesso di importare frutta da dove vuole e per di più di fare affari traendo in inganno i consumatori?”.
“Ci meraviglia – rincara il presidente di Coldiretti Forlì-Cesena, Cleonildo Bandini – che su questa vicenda non si sia levata nessuna voce di protesta dalle tante strutture cooperative che proprio in questa regione devono la loro crescita e il loro sviluppo alle produzioni peschicole. Come dobbiamo leggere il loro silenzio: sono conniventi o semplicemente non se ne sono accorti? In entrambi i casi è un fatto gravissimo perché si tratta di intervenire a tutela dell’immagine e del reddito delle imprese, che noi come maggiore organizzazione agricola riteniamo nostro dovere difendere innanzitutto con la trasparenza delle produzioni che vanno sul mercato”.
Per il presidente di Coldiretti Rimini, Giuseppe Salvioli, “Un sistema che funziona impunito in questo modo non va bene ed alla lunga è in grado di mettere in seria difficoltà gli imprenditori oltre ad obbligare i consumatori italiani a mangiare quello che, qualcuno, per loro, deciderà di mettere nello scaffale del supermercato di turno,  magari con un prezzo civetta. Questo è il motivo per cui nei prossimi giorni presenteremo una denuncia per pubblicità ingannevole all’autorità garante per la pubblicità”.
“A costoro che si qualificano come gli artisti della qualità e maestri nella convenienza – conclude il presidente ravennate Pederzoli – chiediamo con grande determinazione di smetterla immediatamente con questi giochetti, di correggere con solerzia ed evidenza il messaggio pubblicitario lanciato in 12 provincie italiane e di iniziare a lavorare seriamente per essere utili sia agli agricoltori che ai consumatori”.